Concorso insegnanti – ancora sulla “riforma” Profumo

Da IlCorsaro.info un’analisi della riforma Profumo in merito al concorso per la scuola.

SCUOLA, ECCO PERCHÉ IL CONCORSONE È SOLO L’ENNESIMA BEFFA SCRITTO DA SARA NOTARISTEFANO ON 03 SETTEMBRE 2012

Sui media nazionali sta avendo notevole risalto la notizia relativa al “concorsone” caldeggiato dal ministro Profumo. I toni utilizzati dalla maggior parte dei giornalisti, oscillanti tra il commosso ed il trionfalistico (“è il primo concorso da tredici anni a questa parte!”; “potranno accedervi anche gli abilitati SSIS”; “aprirà le porte del mondo della scuola anche ai giovani”), sarebbero giustificati se non ci trovassimo di fronte all’ennesima proposta dettata da mere logiche propagandistiche, salutata con entusiasmo da quegli stessi media che, evidentemente, erano solidali con i precari solo (Marquez ci perdoni) “ai tempi del Cavaliere”! Adesso, per magia, tutto appare efficiente, giusto, rivolto alle giovani generazioni, ma non è esattamente così.

Analizzando, infatti, i requisiti necessari per i potenziali destinatari del concorsone, è difficile non provare se non indignazione, quantomeno perplessità. Innanzitutto, viene stabilito che potranno accedere al concorso gli abilitati già presenti nelle GaE (“oscura” sigla che sta per Graduatoria ad Esaurimento); punto che fa sorgere un inevitabile interrogativo: perché chi ha GIÀ superato un concorso deve ripeterlo? A tal proposito, occorre ricordare che la guerra tra precari alimentata dai vari governi che si sono succeduti (accomunati dal poco amore per la scuola pubblica) ha visto contrapporsi i vincitori del concorso del 1999 ai sissini, in virtù dell’assurda idea (possibile solo in Italia) che le prove d’accesso alle SSIS non avessero valore di prova concorsuale e che, peggio ancora, non ne avesse l’esame di Stato finale. Eppure, i sissini hanno superato prove che hanno valore concorsuale secondo una legge ben precisa (legge 306 del 27/10/2000, art. 6 ter e legge 40 del 1990 art. 4 comma 2), piccolo “dettaglio” che smentisce il ritornello del ministro e della maggioranza dei giornalisti secondo cui non si fanno concorsi dal 1999. Ora, proviamo a immaginare che cosa accadrebbe se venisse annullato il valore legale dell’esame di Stato di categorie di professionisti che nel nostro Paese godono di ben altro prestigio sociale, quali dottori, avvocati, notai, etc. Non è, insomma, neanche concepibile, per altre professioni, ciò che invece passa sotto silenzio se fatto sulla pelle degli insegnanti, semplicemente in nome del notorio disprezzo (tutto italiano) per la loro professionalità.

Altra perplessità nasce sulla questione (anche questa strombazzatissima) dei giovani. Sul sito Orizzonte Scuola, leggiamo che sono ammessi al concorso:

– per la primaria: chi ha titoli di studio conseguiti al termine dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell’istituto magistrale, iniziati entro l’anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002;

– per la scuola dell’infanzia: coloro che sono in possesso del titolo di studio conseguito al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali della scuola magistrale, ovvero dei corsi quadriennale o quinquennale sperimentale dell’istituto magistrale, iniziati entro l’anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l’anno scolastico 2001-2002;

– per le medie e le superiori: quanti «alla data di entrata in vigore del D.I. 24 novembre 1998, n.460» erano già in possesso di un titolo di laurea, ovvero di un titolo di diploma conseguito presso le accademie di belle arti e gli istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati, gli ISEF, che alla stessa data di entrata in vigore del suddetto decreto consentivano l’ammissione ai concorsi ordinari. O coloro che abbiano conseguito quei titoli entro l’anno accademico 2001-2002, se si tratta di corso di studi quadriennale o inferiore; entro l’anno accademico 2002-2003, se si tratta di corso di studi quinquennale; entro l’anno accademico 2003-2004, se si tratta di corso di studi esennale.

Ora, non bisogna essere laureati in matematica per comprendere che un neolaureato ventenne non possiede tali requisiti. Allora, perché dire agli italiani che il concorso spalancherà le porte della scuola ai giovani? Perché continuare ad alimentare conflitti tra precari, rei di aver acquisito diritti “diversi” per seguire normative puntualmente messe in discussione e cambiate in itinere? Cui prodest?

Concludiamo con le riflessioni scaturite da quanto affermato dal ministro Profumo presente in occasione di un’intervista rilasciata a Repubblica: «Abbiamo due necessità: svuotare una graduatoria dove sono iscritti in 163 mila e dare continuità ai concorsi, farli tornare un’abitudine di questo paese».
In primis, se il ministro riconosce come necessario lo svuotamento della graduatoria, la domanda più immediata a tal proposito è perché sperperare denaro pubblico per un inutile concorso anziché assumere direttamente dei docenti attingendo alla graduatoriache è necessario svuotare. In secundis, con tutti i problemi che attanagliano la scuola pubblica italiana com’è possibile individuare come seconda necessità il ritorno dei concorsi vecchia maniera? Solo in una gerontocrazia come l’Italia si può proporre di rimodernizzare qualcosa con sistemi obsoleti.

Auspichiamo allora per i precari, per le loro famiglie e per gli alunni che il ministro riveda con più attenzione le necessità della scuola pubblica italiana, a meno che non sia uno degli obiettivi anche di questo governo distruggere quelle che sono già delle macerie.

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