Quanti professori senza requisiti minimi? – articolo da La Voce.info

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Giusto fissare criteri fondati sulla qualità e quantità delle pubblicazioni per la progressione nella carriera universitaria. Come ha fatto il Cun con l’indicazione dei requisiti minimi per ciascuna fascia di docenza: ricercatore, associato e ordinario. Ma una simulazione sui docenti oggi in ruolo mostra che solo una piccola percentuale soddisfa tutti e tre i requisiti richiesti. Anche perché restano troppo vaghe alcune definizioni e le misure di qualità accettate. Il rischio è quello di lasciare ancora troppo spazio alla discrezionalità.

Il comitato d’area 13 del Consiglio universitario nazionale (Cun) ha individuato nel dicembre 2008“indicatori minimali di qualificazione scientifica” per l’accesso ai tre livelli della carriera universitaria: per gli ordinari, essere autore o coautore di almeno dieci pubblicazioni negli ultimi otto anni, di cui almeno quattro pubblicate in riviste di “grande rilievo scientifico” e di queste almeno due su riviste a “carattere internazionale”; per gli associati, essere autore o coautore di almeno sei pubblicazioni negli ultimi cinque anni, di cui almeno due pubblicate in riviste di “grande rilievo scientifico” e di queste almeno una su riviste a “carattere internazionale”; per i ricercatori, il vincolo temporale si riduce agli ultimi tre anni e il numero di pubblicazioni oscilla tra una (se si è conseguito il dottorato di ricerca negli ultimi tre anni), due (se si è conseguito il dottorato di ricerca da più di tre anni) e tre (se non si ha il titolo di dottore di ricerca).

CRITERI APPLICATI AI DOCENTI DI OGGI

L’assenza di una definizione precisa di quali siano le riviste di “grande rilievo scientifico” o di “carattere internazionale” su cui è necessario pubblicare per accedere a ciascuna fascia di docenza lascia ampi margini di arbitrarietà, che rischiano di vanificare l’utilizzo di questi criteri e di reintrodurre la discrezionalità che si vorrebbe ridurre al minimo nella valutazione delle pubblicazioni. Anche in un nostro esercizio, applicato agli economisti dell’area 13, è stato necessario definire arbitrariamente, ma ci auguriamo con ragionevolezza, che cosa si debba intendere con i termini impiegati dal Cun.
Per il primo requisito, abbiamo inteso per “pubblicazioni” tutti gli articoli, articoli in volumi collettanei (a esclusione delle curatele) e libri presenti in Econlit (al 4/1/2009). In questa banca dati i libri e i volumi collettanei censiti sono prevalentemente in lingua inglese e quindi il suo utilizzo sottostima pesantemente quelli pubblicati in italiano. È una limitazione significativa, che tuttavia viene “compensata” dall’ampiezza delle riviste prese in considerazione.
Per il secondo requisito, infatti, abbiamo considerato riviste di “grande rilievo scientifico” tutte quelle presenti in Econlit. Si tratta di un numero molto alto, 1.367 riviste pubblicate in tutto il mondo. Le riviste italiane sono 49, pari al 3,6 per cento del totale, anche se quelle presenti nell’indice e ancora attive negli ultimi otto anni sono 40.
Per il terzo requisito, ovvero l’“internazionalità”, abbiamo preso in considerazione un elenco piuttosto lungo di riviste, ricorrendo a tre diversi ranking, tra i più noti in letteratura: i) le 159 riviste presenti nel lavoro di Kalaitzidakis, Mamuneas e Stengos; ii) le 159 censite come A+, A, B+ e B (pari a 159) da Schneider e Ursprung; iii) le 187 (delle 272) classificate come 1*, 1 e 2 nel rapporto Cnrs presenti anche in Econlit(1)
L’universo di riferimento sono gli economisti accademici italiani in ruolo nel 2009 nel settore disciplinare SECS-P01, ricavati dal database del Cineca. È il settore più numeroso (849 economisti su 1715 appartenenti ai settori SECS-P01/P06 pari al 49,5 per cento del totale) e più rappresentativo dell’universo con il 46,9 per cento degli ordinari, il 60,7 per cento degli associati e il 51,4 per cento dei ricercatori).
Incrociando i dati Cineca e Econlit abbiamo calcolato quanti degli attuali ordinari, straordinari, associati (confermati e non) e ricercatori di SECS-P01 soddisferebbero “i criteri minimi”  per l’accesso alla proprio livello di carriera o a quelli superiori. Abbiamo tenuto distinti gli ordinari dagli straordinari e i confermati dai non confermati per cogliere le differenze derivanti dal salto generazionale e dal diverso contesto di incentivi a pubblicare.
I risultati sono riassunti nelle tabelle 1-5.

Tabella 1 Requisiti minimi per ordinario: ordinari SECS P01(2009)

TOTALE ORDINARI 2009 REQUISITO 1minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni REQUISITO 2 minimo 4  in riviste di grande rilievo scientifico REQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
285 78 (27,4%) 72 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al.(2003)
49 52 52

Tabella 2 Requisiti minimi per ordinario: SECS P01 straordinari (2009)

TOTALESTRAORDINARI
2009
REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2
minimo 4 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
47 18 (38,3%) 18 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al. (2003)
16 18 16

Tabella 3 Requisiti minimi per associato e ordinario: associati confermati SECS P01 (2009)

TOTALE ASSOCIATI CONFERMATI
2009
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE ASSOCIATO
REQUISITO 1
minimo 6 pubblicazioni negli ultimi 5 anni
REQUISITO 2
minimo 2 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 1 in riviste a carattere internazionale
160 26 (16,2%) 26 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al.(2003)
23 23 16
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE ORDINARIO
REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2
minimo 4 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
17 (10,6%) 17 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al.(2003)
9 15 11

Tabella 4 Requisiti minimi per associato e ordinario: associati non confermati SECS P01 (2009)

TOTALE ASSOCIATI NON CONFERMATI
2009
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE  ASSOCIATO
REQUISITO 1
minimo 6 pubblicazioni negli ultimi 5 anni
REQUISITO 2
minimo 2 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 1 in riviste a carattere internazionale
61 21 (34,4%) 21 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al. (2003)
20 19 14
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE ORDINARIO
REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2
minimo 4 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
12 (19,7%) 12 Schneider Ursprung (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al. (2003)
9 9 9

Tabella 5 Requisiti minimi per ricercatore, associato, ordinario: ricercatori SECS P01(2009)

REQUISITI MINIMI PER I RICERCATORI
TOTALE RICERCATORI 2009 REQUISITO 1
minimo 1-2 pubblicazioni negli ultimi 3 anni
295 194 (65,8%)
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE ASSOCIATO
REQUISITO 1
minimo 6 pubblicazioni negli ultimi 5 anni
REQUISITO 2
minimo 2 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 1 in riviste a carattere internazionale
32 (10,8%) 32 Schneider Ursprung
(2008)
CNRS (2008) Kalaitzidakis et al.(2003)
23 27 27
CHI SODDISFA I REQUISITI MINIMI PER DIVENTARE ORDINARIO
REQUISITO 1
minimo 10 pubblicazioni negli ultimi 8 anni
REQUISITO 2
minimo 4 in riviste di grande rilievo scientifico
REQUISITO 3
minimo 2 in riviste a carattere internazionale
9 (3%) 9 Schneider Ursprung  (2008) CNRS (2008) Kalaitzidakis et al.(2003)
4 6 6

Il nostro esercizio mostra che le asticelle da superare poste dal Cun sono molto al di sopra del livello medio della produzione degli economisti accademici: escludendo i ricercatori, solo una percentuale tra 18 e il 20 per cento (a seconda del ranking di riviste utilizzato) soddisfa tutti e tre i requisiti relativi al proprio grado.
Solo il 27,4 per cento degli ordinari risulta avere dieci pubblicazioni censite in Econlit negli ultimi otto anni e, pur utilizzando un ampio criterio di inclusione per definire una rivista di “grande rilievo scientifico” e tre diversiranking per attribuirle un “carattere internazionale”, solo il 18 per cento ha due pubblicazioni di “carattere internazionale” e dunque soddisferebbe tutti e tre i requisiti minimi per accedere alla propria fascia. Un dato migliore si ha per gli straordinari per i quali le percentuali salgono rispettivamente al 38,3 per cento nel soddisfare il primo requisito d’accesso e tra il 34 e il 38,3 per cento, a seconda del criterio di identificazione delle riviste “internazionali” adottato, per tutti e tre i requisiti.
Per gli associati, la prima soglia nel proprio ruolo è superata dal 16,2 per cento dei confermati e dal 34,4 per cento dei non confermati, ma tutti e tre i requisiti del proprio grado accademico li soddisfa solo una percentuale tra il 13,6 e il 19,5 per cento, a seconda dei ranking utilizzati (cioè tra il 10 e il 14,4 per cento per i confermati e tra il 23 e il 32,8 per cento dei non confermati). Le percentuali si riducono ancora se consideriamo coloro che hanno i requisiti per diventare ordinario: si tratta solo di un gruppo compreso tra il 5,6 e il 9,3 per cento degli associati confermati e del 14,7 per cento dei non confermati.
Nel caso dei ricercatori, la situazione è migliore: il 65,8 per cento soddisfa il criterio previsto per quella fascia; tuttavia, meno del 10 per cento ha le caratteristiche per diventare associato, e un gruppo piccolo ha anche “i numeri” per diventare ordinario.
Si può obiettare che il nostro esercizio applica “i requisiti minimi” a chi è già all’interno di quella fascia di docenza, mentre il meccanismo può essere valutato solo dopo che le regole del gioco siano state annunciate e adottate nel percorso della carriera, ma non si può non tener conto che i criteriproposti risultano soddisfatti solo da una piccola percentuale degli economisti accademici italiani, con la sola eccezione forse dei ricercatori.
L’obiettivo di fissare una soglia, definita in base alle qualità e quantità di pubblicazioni, per la progressione delle carriere, che veda dunque applicato il principio del merito per il superamento del concorso, è certamente ottimo. Una volta annunciate le regole del gioco nel percorso della carriera si verificherà verosimilmente un incremento della quantità e forse della “qualità” delle pubblicazioni per autore. È tuttavia indispensabile un chiarimento dei termini (riviste di “grande rilievo scientifico” e “carattere internazionale”) e delle misure di “qualità” accettate, altrimenti la soglia individuata dal Cun è solo un “auspicio” destinato a rimanere tale. Con il rischio, anzi, di vanificare proprio quello che si voleva ottenere.
(1) Si veda rispettivamente Kalaitzidakis, P., Mamuneas T.P. e T. Stengos (2003), “Rankings of Academic Journals and Institutions in Economics”, Journal of the European Economic Association, n. 1, pp. 1346–1366. Schneider, F. e H. W. Ursprung (2008), “The 2008 Gea Journal-Ranking for the Economics Profession”, German Economic Review, n. 9 (4), pp. 532-538. E infine Comité National de la Recherche Scientifique, Catégorisation des revues en Économie et en Gestion (2008).

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