Notizie da Torino

Riceviamo e pubblichiamo notizie dall’ateneo di Torino.

I ricercatori di Scienze MFN di Torino hanno consegnato in presidenza le indisponibilità a fare didattica per l’anno prossimo: 140 indisponibilità firmate su 180 ricercatori afferenti.

Per di più mancano praticamente tutti i matematici che però hanno affermato, in un documento comune con i professori dell’area matematica,
che si atterranno ai minimi di legge (ovvero zero didattica frontale).

Quindi, aggiungendo altri 20-30 matematici, l’adesione è stata al limite del bulgaro.
Leggi il flash dell’Ansa al riguardo:

Il documento approvato dai ricercatori (in calce) verte su due punti: non solo il nostro ruolo ad esaurimento, ma anche il percorso impossibile del 3+3 senza alcuna programmazione di corrispondenti posti da associato a bilancio.
Sappiamo bene che i precari non sono in grado di difendersi da soli: i colleghi a TI hanno quindi fatte proprie le loro preoccupazioni.. e questo spirito "altruista" è stato decisivo per la larghissima adesione alla protesta.


Documento dell?assemblea del 18/2/2010 dei ricercatori di Scienze MFN
dell?Università di Torino

Sin dalla loro istituzione nel 1980, ai Ricercatori Universitari è
affidato il compito di dedicarsi al lavoro di ricerca all’interno degli
Atenei: si tratta di un lavoro poco visibile, difficile ed impegnativo in
termini di energie e di tempo, ma svolto con entusiasmo, passione e
dedizione.

Con la medesima passione i Ricercatori Universitari pongono rimedio alle
carenze di personale docente tenendo corsi a titolo gratuito,
sobbarcandosi su base volontaria una cospicua fetta dell?attività
didattica e dei compiti organizzativi connessi. In moltissimi casi
svolgono di fatto le stesse mansioni dei professori, senza godere delle
stesse prerogative.

Da anni i Ricercatori Universitari chiedono che venga riconosciuto il
ruolo essenziale che essi svolgono all?interno degli Atenei, ma gli ultimi
provvedimenti sull?Università sono di segno opposto. Invece di affrontare
i molti problemi che realmente affliggono l?Università italiana, le leggi
133/08 e 1/09 portano gli Atenei sull’orlo della bancarotta e, attraverso
la riduzione del turnover, strozzano ulteriormente le già scarse
prospettive di carriera dei ricercatori, estromettendoli altresì dalle
commissioni di concorso. Inoltre, a differenza dei professori, vengono
resi soggetti al pensionamento forzoso dopo 40 anni di contributi (anche
volontari).

Ultimo arrivato, il DdL "Gelmini" intende sancire il crescente
sottofinanziamento degli Atenei rispetto ai livelli europei e consegnare
pressoché tutti i poteri decisionali a soggetti esterni, legittimati a
disporre del patrimonio e del personale degli Atenei senza nemmeno
assumersene la responsabilità economica.

Il suddetto DdL manda inoltre ad esaurimento il ruolo del Ricercatore
Universitario ed introduce al suo posto il Ricercatore a tempo
determinato: un contratto di 3+3 anni che si aggiunge all?attuale
moltitudine di assegni, borse e contratti ed estende così la durata del
precariato pre-ruolo fino a 10 anni dopo il conseguimento del dottorato di
ricerca.

Per di più, non è richiesto (come avviene con la vera tenure track)
l?obbligo di prevedere un numero di posizioni di professore di ruolo
proporzionato al numero di ricercatori precari. Alla scadenza del
contratto il ricercatore a tempo determinato potrebbe quindi trovarsi
senza un concorso cui partecipare ed essere obbligato a reinventarsi una
professione fuori dall?Università, a circa 40 anni di età!

Se il concorso da professore ci fosse, si prospetta per vincerlo una
"guerra tra poveri" tra Ricercatori Universitari e Ricercatori precari.
Dato che questi ultimi, in caso di sconfitta, verrebbero estromessi
definitivamente dagli Atenei, è facile immaginare che la necessità di dare
infine ai precari un posto di ruolo comporterà per gli attuali Ricercatori
il sacrificio della loro residue speranze di progressione di carriera.

In aggiunta, nel DdL sono delegati al Governo l’eliminazione della
ricostruzione di carriera, il ridisegnamento delle curve stipendiali e la
ridefinizione degli obblighi didattici del personale: temi chiave che
verranno decisi per decreto e sottratti ad ogni dibattito.

In definitiva, la mole di lavoro extra svolta finora dai ricercatori per
garantire un’offerta formativa universitaria di alto livello non è stata
premiata. Al contrario, si prospetta un rapido e progressivo
deterioramento degli Atenei, il confinamento dei ricercatori in un ruolo
ad esaurimento senza speranza di vedere un giorno premiate le loro
capacità ed il loro impegno, un cambiamento in peggio delle condizioni
lavorative vigenti al momento della loro assunzione.

Per questi motivi, i ricercatori di Scienze MFN riuniti in assemblea
decidono, molto a malincuore, di rinunciare a tutta l?attività didattica
frontale che fino ad oggi hanno svolto con passione, su basi volontarie e
per il bene dell?Ateneo e dei loro studenti, dedicandosi invece a tempo
pieno al loro compito istituzionale (ovvero alla ricerca).

Quindi, i ricercatori di Scienze MFN decidono di:

– rinunciare  a far parte delle commissioni di laurea a partire dalla
sessione estiva 2009-2010;

– rinunciare a tutta la didattica non obbligatoria per legge a partire
dall’inizio dell’anno accademico 2010-2011;

– dichiararsi indisponibili ad essere inclusi tra i "docenti necessari"
secondo i requisiti di legge per l’attivazione di un corso di laurea.

Tali indisponibilità potranno essere riconsiderate soltanto in presenza di
sostanziali modifiche apportate alla normativa vigente ed al DdL
"Gelmini", che prevedano

– il riconoscimento sostanziale del ruolo centrale e strategico della
formazione e della ricerca universitaria all?interno della società e
l?inversione della tendenza al taglio dei finanziamenti;

– un governo di Ateneo competente e responsabile, che sia espressione
pienamente democratica delle varie componenti dell?Ateneo stesso e ne
garantisca la natura pubblica e l?indipendenza da soggetti privati;

– percorsi di reclutamento in grado di motivare gli studiosi più capaci ad
intraprendere la carriera universitaria, bloccando l?ulteriore estensione
della precarietà pre-ruolo.

Per quanto riguarda, in particolare, i ricercatori:

– possibilità di carriera sufficienti a premiare la capacità e l?impegno
sia nella ricerca, sia nella didattica, garantendo altresì il ricambio
generazionale dei docenti;

– la partecipazione piena agli organi di governo dell?Università, con un
peso commisurato al contributo che i ricercatori stessi danno alla
didattica e alla ricerca;

– equiparazione con i professori in materia di pre-pensionamento.

I ricercatori auspicano infine l’apertura di un ampio dibattito che veda
la partecipazione attiva di tutte le componenti delle Università, per
evidenziare tutti i problemi che affliggono il sistema universitario

attuale ed elaborare proposte finalizzate al loro superamento. 

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